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Numerosi sono i comuni toccati dalla Gran Fondo del Conero Cinelli 2012 ed in particolare si sconfinerà nella provincia di Macerata, ma andiamo nell'ordine:
ANCONA
Partenza dal comune di Ancona, capoluogo di provincia della regione marche.
Affacciata sul mare Adriatico, possiede uno dei maggiori porti italiani. Città d'arte con un centro storico ricco di monumenti e con una storia millenaria, è uno dei principali centri economici della regione, oltre che suo principale centro urbano per dimensioni e popolazione.
Protesa verso il mare, la città sorge su un promontorio a forma di gomito piegato, che protegge il più ampio porto naturale dell'Adriatico centrale. I Greci di lt Siracusa, che fondarono la città nel 387 a.C., notarono la forma di questo promontorio e per questo motivo chiamarono la nuova città Αγκών, "ankon", che in greco significa gomito. L'origine greca di Ancona è ricordata dall'epiteto con la quale è conosciuta: la "città dorica".
AGUGLIANO
Lasciando il porto di ancona in direzione di Torrette si prosegue verso il comune di Agugliano che si leva sulla cima di un colle (203m s.l.m.). Il paese dista appena 15 km da Ancona e comprende nella sua giurisdizione gli abitati di Castel D’Emilio, Borgo Ruffini, la Chiusa e il Molino.
Agugliano, per secoli suddito di Ancona, per la sua fedeltà subì rappresaglie e rovine da quelle milizie che, non potendo occupare Ancona, sfogarono la loro ira sui castelli del suo contado.
Comune autonomo con propri Statuti (la cui parte più antica è datata 1390) omologati nel 1565 da San Carlo Borromeo, all’epoca governatore di Ancona.
La prima notizia su Agugliano si trova in una bolla de1 papa Alessandro II datata 26 dicembre 1062 dove si cita la Ecclesia S.Mariae de Auguliano
SAN PAOLO DI JESI
Da agugliano si entra nel comune di Jesi attraversando la frazione di Mazzangrugno fino ad arrivare al comune di San Paolo di Jesi dove è previsto il primo ristoro.
Piccolo castello nato tra le vigne e tuttora fortemente legato alla produzione del vino Verdicchio, San Paolo di Jesi domina dai suoi 224 metri di altitudine la valle a destra del fiume Esino, ad appena chilometri dalla città di Jesi. Il paese, con i suoi splendidi panorami, regala ottime passeggiate a quei turisti apprezzano località tranquille e devo ai piaceri della tavola. Il Comune ha una popolazione di appena 840 abitanti ed una superficie di 10 chilometri quadrati. San Paolo di Jesi è facilmente raggiungibile dai maggiori centri della vallata e della costa adriatica. Dista 40 chilometri da Ancona, 25 chilometri dall'aeroporto di Falconara e appena 5 chilometri dall'ingresso/uscita della superstrada.
STAFFOLO
Uscendo dal San Paolo di Jesi la strada prosegue in salita fino al comune di staffolo.
Il territorio di Staffolo si sviluppa per 28 km 2 fra il corso del Musone e quello dell'Esino, in un intervallarsi di morbide colline e valli percorse da fossi e torrenti. Il punto più alto del suo territorio supera i 500 metri di altezza ma il nucleo più antico dell'abitato sorge in cima ad un colle di 450 metri s.l.m. E' costituito da un centro di impianto medioevale con forma quasi circolare e cinto da mura in parte originali aperte in due punti contrapposti, porta Venezia verso nord, porta San Martino verso sud. Sulle mura si erge ancora intatto il torrione detto dell'Albornoz (sec. XIV) ed altre torri trasformate nel tempo in abitazioni civili. Anche il campanile della romanica chiesa di San Francesco è stato eretto presumibilmente sulla base di una torre di guardia, sostituendo il vecchio campanile sul fianco della chiesa.
Il centro storico fra vicoli e piazzette offre, appena all'ingresso del paese, la scenografica piazza Leopardi; delimitata dalla due chiese romaniche dedicate, la prima al patrono Sant'Egidio, la seconda a San Francesco (XIII sec.), essa costituisce un naturale teatro cittadino in cui vi si svolgono le principali attività culturali del paese, dai concerti di musica alle rappresentazioni teatrali. Nel punto più alto del colle sorge il palazzo Comunale (già Monte di Pietà sul finire del '400) di fronte al vecchio palazzo delle Magistrature. Dalla caratteristica piazzetta dell'ospedale si può accedere al Museo del Vino e all'annessa enoteca.
Il giro attorno alle mura è un bel viale di tigli lungo circa 700 metri che inizia e termina con un balcone naturale che si affaccia sulla Vallesina. Il luogo, detto dagli staffolani i banghitti, per la presenza delle panchine all'ombra dei tigli, è il vero salotto buono del paese. Esso offre un magico punto di vista che si allarga su tre valli, Esino, Misa e Musone per arrivare fino al mare Adriatico. Nei giorni particolarmente chiari si intravede all'orizzonte persino il sottile profilo delle isole croate.
Altro nucleo abitato del comune è Coste, un insediamento abbastanza recente che sta avendo un importante sviluppo urbanistico lungo la provinciale che conduce a Jesi. Tutta la campagna è però abitata; disseminata di casolari, aziende agricole e antichi insediamenti come San Francesco al Musone, i resti del castello di Folonica e la Castellaretta. La maggior parte del territorio è ordinatamente coltivato e fra tutte prevale la coltivazione dei vitigni Verdicchio, Montepulciano e Sangiovese da cui scaturiscono i vini Verdicchio, Rosso Piceno ed Esino Rosso. Molte sono le aziende produttrici di vini pregiati disseminate nel territorio. Ad esse vanno aggiunte aziende produttrici di rinomato formaggio pecorino, olio extra vergine d'oliva e miele. Accanto a queste sono sorti oggi anche agriturismi, B&B, country house che hanno fatto crescere la ricettività dell'intero territorio.
Grazie alla cura del territorio e del centro storico, a cui si aggiunge la rinomata gastronomia dei ristoranti staffolani, Staffolo è stato insignito della Bandiera Verde per l'agricoltura e di quella Arancione del T.C.I.
FILOTTRANO
Lasciando il paese di staffolo ci si tuffa nella discesa e si entra nella provincia di macerata ed in particolare nel comune di Cingoli per arrivare a Castelrosino, frazione del comune di Jesi, da dove la strada roiprende a salire fino al comune di Filottrano, terra natale del noto professionista Michele Scarponi (l'aquila di Filottrano).
Filottrano, città con quasi 10.000 abitanti, si trova nel territorio della provincia che ha come capoluogo Ancona, nel cuore di quel colorato entroterra marchigiano fatto di serene e ordinate colline. Dalla sua privilegiata posizione baricentrica è possibile raggiungere facilmente le città capoluogo di provincia Ancona e Macerata, così come il mare e la montagna. La sua posizione collinare, 270 metri sul livello del mare, permette di godere di un suggestivo e vastissimo panorama che spazia dalle borgate vicine Osimo, Castelfidardo, Recanati, S. Maria Nuova, Cingoli, Treia, Macerata e Montefano.
Dai suoi vari punti di osservazione nelle giornate limpide e rivolgendo lo sguardo verso sud-
Geologicamente il territorio è composto in prevalenza da materiali di natura marnoso-
L’estensione territoriale dell’attuale comune è di 70,25 kmq e comprende l’edificato storico del Capoluogo, le frazioni di Montoro, Bartoluccio, S. Biagio, Tornazzano, Ponte Musone, Imbrecciata, S. Anna, S. Ignazio ed altri nuclei abitati come Monte Polesco e Marinuccia.
Con le sue numerose frazioni, parte integrante di un tessuto civico ricco e variegato, Filottrano può essere definita una tipica Città “terrazzo sulle Marche”.
Passato Filottrano si scende verso Montoro e quindi verso Padiglione, Campocavallo, Villa Musone per arrivare al lungomare nord di Porto Recanati. A questo punto si svolta a sinistra e si prende il lungomare che ci condurrà, attraversando Marcelli, al comune di Numana. L’origine di Numana risale ad epoche remote, ed è pertanto appropriato l’appellativo di “vetustissima” (in latino antichissima) che le è stato dato in passato.
Già nel VI – V secolo A.C. Numana risultava essere un importantissimo emporio commerciale del mondo greco. Al suo porto affluivano prodotti provenienti dalla Grecia e destinati alle regioni del Nord e di tutto il Piceno.
Con la conquista del Piceno, da parte dei romani, la città cadde in servitù, mantenendo comunque una certa importanza nel mondo di allora.
I secoli del Medioevo vedono la lenta e inarrestabile decadenza di Numana, che passa da floridissimo centro commerciale, incluso fra le città della pentapoli marittima, a borgo di pescatori. Della sua storia travagliata è da ricordare il terremoto del 558, che fece sprofondare in mare gran parte dell’abitato.
E’ agli inizi del ‘900 che Numana viene riscoperta dai nobili romani che ne fanno la loro “dimora estiva”.
Da questo momento inizia la “risalita” che porterà la città ad essere una delle mete turistiche più prestigiose dell’Adriatico.
SIROLO
Uscendo da Numana si continua a salire per portarsi verso Sirolo, città che si erge a 125 m. a picco sul mare alle falde del Monte Conero, offrendo un'incantevole vista sia della costa meridionale del Conero, sia del suggestivo paesaggio collinare marchigiano.
L'antico castello, di cui si conserva parte consistente della struttura urbanistica chiusa dalla cortina muraria, risulta già esistente all'inizio del XI secolo e sorto probabilmente su preesistenze tardo antiche. La donazione del castello nel 1225 da parte dei conti Cortesi ad Ancona, sancisce il passaggio politico e amministrativo alla vicina città dorica. La posizione naturalmente difesa e la possente cortina muraria che hanno reso il castello inespugnabile, contribuirono a fare di Sirolo uno dei più importanti baluardi della marca anconetana.
MONTE CONERO
Uscendo da sirolo si continua a salire lungo tutta la riviera del Conero con un susseguirsi da panorami molto suggestivi.
Il monte Cònero o monte d'Ancona con i suoi 572 lt m di altezza è il promontorio più importante del medio Adriatico e quello che ha le rupi marittime più alte di tutto l'Adriatico italiano (più di 500 metri). Nonostante la sua limitata altitudine, merita appieno il nome di monte per l'aspetto maestoso che mostra a chi lo osserva dal mare, per i suoi sentieri alpestri, per gli strapiombi altissimi con panorami mozzafiato e per le attività che vi si svolgono tipiche della montagna, come l'lt arrampicata libera. Forma un promontorio il cui territorio costituisce il Parco regionale del Conero. Il nome viene dal greco κόμαρος (pron. kòmaros), ossia corbezzolo (detto anche ciliegio di mare), un albero mediterraneo molto diffuso nei boschi del Conero e che produce frutti localmente molto apprezzati. Sulle sue pendici settentrionali sorge la città di lt Ancona, e su quelle meridionali i paesi di Sirolo e di Numana. La parte centrale del promontorio è la più elevata ed è ricoperta di boschi, per la maggior parte costituiti da macchia mediterranea. Il promontorio del Conero, unico tratto di costa rocciosa calcarea da Trieste al Gargano, spezza la lineare e sabbiosa costa adriatica in due tratti con orientamento diverso, meritando per questo motivo l'appellativo di "gomito d'Italia", condiviso anche dalla città di Ancona, che sorge su di esso. Il nome di "Monte d'Ancona", abbreviato comunemente in "Monte", è storicamente il più usato: solo dall'ultimo dopoguerra l'antico nome "Conero", fino a quel momento usato solo a livello colto, si è diffuso anche popolarmente. Da tutta la montagna marchigiana il Monte spicca nel panorama come una cupola color verde scuro che si spinge nel mare.
Dal punto di vista geologico il Monte d'Ancona è una piega dell'Appennino Umbro-
che si spinge di più verso oriente, fino, appunto, a toccare il mare. La sua forma a cupola è data dall'essere una anticlinale a vergenza appenninica, ossia con la pendenza dei suoi strati rocciosi più dolce verso l'interno e più aspra verso il mare, in cui, anzi, gli strati sono quasi verticali, in alcuni tratti. Da Ancona a Portonovo la roccia è marna calcarea o argillosa, da Portonovo a Sirolo è costituita da calcare puro, per poi tornare a essere marna da Sirolo a Numana. Già dal miocene il Monte era un avamposto dell'Appennino. Il paesaggio spettacolare della costa alta è stato originato dalla millenaria azione erosiva delle onde; come in tutte le coste alte, anche la riviera del Conero è infatti soggetta alle frane. La più nota è quella preistorica alla quale è dovuta la formazione di lt Portonovo.Le spiagge del promontorio del Conero sono quelle tipiche della costa alta: raggiungibili da ripidi e panoramici sentieri (detti "stradelli"), sono separate le une dalle altre da tratti di costa in cui le rocce si immergono direttamente nel mare; inoltre è caratteristica la presenza di file di scogli bianchi in corrispondenza di ogni sporgenza rocciosa. Il corbezzolo ha dato nome al Conero, ma l'albero più diffuso è il leccio, un tipo di quercia sempreverde con le foglie piccole e ovali. La fauna del Monte Conero comprende molti animali. Tra i mammiferi il tasso, la faina, la lt donnola e, tra gli ultimi arrivati per espansione spontanea del loro areale, l'istrice e il lt capriolo. Tra gli anfibi l'ululone dal ventre giallo, tra gli uccelli il lt falco pellegrino (ce ne sono tre coppie), il martin pescatore, il rondone pallido, tra gli insetti la farfalla del corbezzolo (Charaxes jasius). Per ciò che riguarda la vegetazione si deve ricordare che al Monte Conero vivono più di 1500 tipi di piante diverse e che è l'habitat adatto soprattutto per le piante della macchia mediterranea: alaterno, fillirea, stracciabrache, lt rosa sempreverde, laurotino, lt lentisco, terebinto. Nel versante orinetale, affacciato sul mare vivono la violacciocca, il cavolo marittimo, il finocchio marino, l'euforbia arborescente e il lt ginepro coccolone (queste ultime due molto rare lungo Adriatico) ed infine l'Euforbia characias (rarissima in tutto il Mediterraneo). Tra gli arbusti diffusa è la ginestra. Il versante sud-
Questa punta rocciosa rompe l'omogeneità della linea costiera adriatica ed assume un alto valore naturalistico.
Il monte riveste inoltre un importante punto strategico per il controllo dell'Adriatico, infatti sulla sommità è presente un'imponente stazione radio, sia civile (ripetitori televisivi, radiofonici, ecc) che militare (centro operativo della marina militare italiana). Esistono pertanto alcune limitazioni per la sua esplorazione, per il fatto che alcune aree, fortunatamente assai limitate, sono militari. Il Monte si può esplorare a piedi o in bicicletta o anche a cavallo; molte aree sono chiuse al transito di veicoli, per proteggerne il prezioso ambiente mediterraneo. Secondo la Lipu il monte Conero rientra fra i migliori 10 luoghi in Italia per il birdwatching
Al termine dell'attraversata del Monte Conero si scende verso la città di Ancona ed in particolare nella zona del Passetto lungo il Viale della Vittoria dove è previsto l'arrivo all'altezza di Piazza Diaz.